Tradizioni natalizie e piante: “l’abete” di Paolo Astrua, fondatore di Filosofia Vegetale

Muovendoci sulla rete ci siamo imbattuti in Paolo Astrua, fondatore di Filosofia Vegetale (con sede a Pino Torinese), e subito la sua pagina su Instagram ci ha interessato, perché molto vicino alle nostre sensibilità. “Il fil rouge del mio lavoro è la relazione con la natura e con le piante come bussola per rimetterti al centro della tua vita”, una delle sue espressioni. Vi invitiamo a guardare il suo sito  https://www.filosofiavegetale.it/      ed i suoi social ed intanto vi presentiamo un suo articolo di grande attualità: l’Abete di Natale

“Nel nostro immaginario l’abete è l’albero di Natale per antonomasia. Dal XVI secolo il suo utilizzo come albero di Natale iniziò a diffondersi nell’attuale Germania per poi spostarsi in Gran Bretagna fino a raggiungere l’America del Nord. Anche se l’usanza di addobbare la casa con rami d’abete, durante il solstizio d’inverno, sembra avere origini pagane molto lontane, soprattutto nei paesi nordici.

La presenza dell’abete e la tradizione dell’albero di Natale in Italia

In Italia, ma anche nella maggior parte dei paesi europei, l’abete che utilizziamo oggi come albero di Natale è l’abete rosso, conosciuto anche come peccio (Picea abies). Si tratta di una specie largamente diffusa in tutta l’Europa settentrionale e centrale, presente in Italia solo sui rilievi alpini e sull’Appennino settentrionale.

Per curiosità, rispetto all’usanza dell’albero di Natale in Italia, vi riporto un passo del “Florario” di Alfredo Cattabiani.

“Nei paesi latini l’abete natalizio, forse presente in epoca barbarica nei territori invasi dalle popolazioni germaniche e poi scomparso dopo la loro evangelizzazione, penetrò molto tardi. Solo nel 1840 la principessa Elena di Macklenburg, che aveva sposato il duca di Orleans, figlio di Luigi Filippo, introdusse l’albero di Natale alle Tuileries, suscitando la sorpresa generale della corte”.

Fu così che, per seguire la moda francese, l’abete di Natale si diffuse anche tra gli italiani, dapprima tra i nobili, divenendo via via sempre più popolare.

Ritratto di famiglia anni 80 con abeti spelacchiati.

Ricordo la brutta fine che facevano gli abeti che venivano ospitati in casa a Natale, quando eravamo bambini negli anni 80. Perdevano tutti gli “aghi” e si seccavano miseramente in pochi giorni. C’era qualcosa che non avevamo capito rispetto alla gestione della pianta. Io allora ero solo un bambino e, per quanto già molto agguerrito rispetto alle buone pratiche ecologiche, non avevo idea del perché gli abeti non si trovassero bene nel nostro appartamento torinese, con 20° a dicembre. Tra i tentativi messi in atto dalla mia famiglia, solo un abete si è salvato ed è tuttora vivo e vegeto, perché fu prontamente messo a dimora nel giardino della casa dei nonni, nelle Prealpi. I miei genitori trovarono una soluzione che ho poi abbracciato anch’io, ma finirò di raccontarvi questa storia nella conclusione del post, tra pochi paragrafi.

Come evitare che il vostro abete di Natale muoia?

Se avete acquistato un abete in vaso, con tutte le sue radici, la prima regola importantissima se si desidera concedergli una lunga vita è quella di non ospitarlo in casa. Infatti l’eccessivo calore delle nostre abitazioni riscaldate durante il periodo invernale è spesso insopportabile per questa specie microterma, letteralmente amante del freddo.

Se desiderate aprire i regali sotto l’albero la cosa migliore da fare è di addobbarlo all’esterno. Tenetelo all’aperto la maggior parte di tempo possibile e posizionatelo all’interno, per il rito dei regali, solo il giorno della Vigilia e al massimo il giorno di Natale. A Santo Stefano sarà ottimale rimetterlo all’aperto.

Programmare il futuro del vostro albero di Natale prima di acquistarlo.

Consiglio di acquistare l’abete pensando già di offrirgli una dimora in piena terra dopo le feste natalizie.  Ci sono aziende e vivai che si sono inventati programmi di restituzione dell’abete dopo le Feste. Personalmente preferisco l’idea di trasferirlo in giardino, se si ha la possibilità, o di regalarlo a chi possiede un appezzamento di terra. Così la pianta si svilupperà felicemente per tutto l’arco della sua (lunga) vita, e diventerà un vero e proprio rifugio per animali selvatici, ritornando a far parte di un ciclo biologico ambientale.

Non dimenticate però che l’abete è un genere che in natura cresce in zone montane, per cui non è opportuno metterlo a dimora in pianura o davanti al mare, dove soffrirebbe per le estati afose. Fortunatamente la resilienza delle piante ci viene in aiuto: l’abete rosso infatti è una pianta piuttosto adattabile, quindi già in zona collinare (non litoranea) sopra i 300/400 metri può vegetare senza problemi. L’ideale sarebbe trovargli una dimora in montagna. Così facendo vi ringrazierà crescendo robusto e vigoroso e tutti gli anni potrete andare a fargli visita e constatare quanto la vostra azione sia stata virtuosa.

E se non voglio acquistare la pianta di abete viva?

Una buona soluzione, che si rifà alle tradizioni degli antichi popoli nordici, è addobbare rami di abete derivati da potature, posizionandoli sopra le porte di ingresso delle vostre abitazioni. Così dareste vita a un suggestivo portale di ingresso verso il solstizio d’inverno.

Cosa faccio io: le tradizioni natalizie di un filosofo vegetale.

Visti gli insuccessi familiari con gli abeti, i miei genitori che sono sempre stati animati dalle migliori intenzioni, hanno optato per un’alternativa al classico albero di Natale. Infatti l’8 dicembre di esattamente 36 anni fa (io avevo 8 anni) mio padre decise di portare a casa un Ficus benjamina già ben sviluppato.

Il nostro Natale da quel momento è diventato tropicale. Abbiamo addobbato quel Benjamin per tanti anni. È ancora vivo e vegeto a casa dei miei genitori e ogni anno viene decorato con palline di Natale, lucine colorate, pupazzetti di Babbo Natale e di renne da appendere ai suoi rami.

Come se non bastasse io e mia moglie abbiamo ereditato da amici che si sono trasferiti in Canada, ben tre Ficus benjamina, oggi molto voluminosi. Così anche noi l’8 di dicembre ci divertiamo ad addobbare i nostri “alberi tropicali di Natale”. Sto scoprendo inoltre che questa abitudine si sta diffondendo in molte famiglie. Ho amici che da anni, senza che ce lo dicessimo, hanno anch’essi addobbato i loro Benjamin di Natale. L’ho trovato significativo. In fondo l’albero di Natale, assume un significato spirituale, di qualunque specie esso sia: so che a Madeira c’è chi addobba banani e manghi.

Qual è la vostra tradizione rispetto all’albero di Natale? Scrivetelo qui sotto, nei commenti. E se il post vi è piaciuto vi sarei grato se lo condivideste sui social o lo consigliaste ai vostri amici. Grazie e Buone Feste.

 

 

 

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